Perché ho scelto la psichiatria
Quando decisi di diventare psichiatra, dopo aver studiato medicina per
sette anni, lo feci spinta da una passione che mi portava a credere che
questa fosse la branca più intelligente della medicina. Per me è ancora
così e non me ne sono mai pentita. É qualcosa di enorme non ancora del
tutto conosciuto, studiato e ricercato, poiché svolgo la professione di
psichiatra.
In un paese in via di sviluppo, ho avuto la sola opportunità di pensare a
questa disciplina come possibilità scientifica per delle ricerche che non
esistono veramente: ho iniziato a mettere tutto quello che osservo sotto
la lente dell’epistemologia, l’unico campo lasciato a studiosi come me.
Nessun’altra possibilità di intervenire nelle nuove ricerche in
psichiatria come quelle svolte in America, in chimica o genetica, nella
terapia del comportamento o nelle ricerche sistemiche.
Perché ho scelto l’antropologia
Mi sono immersa nell’antropologia dopo essere stata l’allieva di Georges
Devereux, inventore dell’etnopsichiatria, a Parigi. Sono arrivata a lui in
tempo per specializzarmi in psichiatria. Ne sono stata affascinata. Io ero
assai interessata dal confronto tra le culture, gli individui, le
collettività e le civiltà, ma ho compreso che il sapere etnologico era il
prodotto di una visione univoca della maggior parte dei ricercatori, degli
antropologi e degli etnologi occidentali.
Tutti gli individui studiati dagli europei o dai nordamericani erano
considerate unanimemente come entità primitive o, nella migliore delle
ipotesi, tradizionali, incapaci di produrre un logos su se stessi, o di
contestare ciò che era stato detto sul loro conto. Io faccio parte di
questa umanità colonizzata, acculturata, incolta, trasformata e modellata
dagli altri.
Per questo oggi sono alle prese con una ricerca ed un progetto enormi, il
cui scopo è quello di rivelare quanto sia stato insopportabile essere solo
‘cose’ viste attraverso strumenti scientifici quali l’etnologia e
l’etnografia.
I più grandi autori occidentali studiavano e studiano un’altra umanità
considerata esotica, folclorica, tradizionale, primitiva e per tale
ragione particolarmente interessante. Io desidero promuovere un’altra
visione dell’antropologia, dicendo perché il prefisso etno è per me
profondamente arcaico. Questa donna ha studiato e in quanto oggetto dell’ « etno » oggi dichiara: Basta così !
Io sono in una civiltà araba, musulmana, africana, depositaria
dell’eredità arabo-andalusa e non sono in quella fotografata da Gaétan
Georges de Clérambault, descritta da Germaine Tillon, strutturata nella
famglia da Camille Lacoste-Dujardin. Attualmente sono capace di produrre
pensieri, scienza, idee e libri.
Per questo, invito tutti coloro che leggeranno questi pensieri ad
intervenire in questo blog con la forza dell’intelligenza, per cercare
insieme la via maestra per abbattere le ineguaglianze.