Al Signor Presidente, Barack Hussein Obama

I had a dream!
Oggi, grazie a Lei, Signor Presidente, il mio sogno prende corpo, la mia battaglia continua, s’intensifica, prende dimensioni più forti e più umane…se mai possibile ancora di più…

Mi sono mossa in favore della Pace, della concordia, della tolleranza, dell’uguaglianza tra l’uomo e la donna e tra i Neri e i Bianchi, per gli anonimi, i N.I.P., i tanti miliardi di «Non Important Persons», oggi divenuto il mio slogan, per il Terzo mondo, sfruttato in modo selvaggio, sottomesso alla schiavitù, alla colonizzazione, al colonialismo; il Terzo mondo che è stato spogliato delle sue immense ricchezze…

Oggi, cambiare non è più un sogno e grazie a Lei tutto diviene possibile…

Il Suo «We can» & «Change» è diventato lo slogan dei deboli e degli oppressi, dei poveri e dei tanti abbandonati al loro destino; in qualità di medico e di psichiatra, di antropologa e di scrittrice, oggi sono dentro la straordinaria speranza che mi permetterà di sollevare pesi che sembrava impossibile anche solo spingere…

La mia determinazione è totale, dietro la Sua capacità di rendermi così fiera, oggi, di essere ciò che sono, una Donna, un’Africana, un’Araba, una Maghrebina, un’Italiana, dunque un’Europea, poiché, dopo il suo ingresso alla Presidenza dello Stato più potente del mondo, divenuto infine «lo Stato esemplare della democrazia», io non sono più una povera piccola donna araba del Terzo mondo. Signor Presidente degli Stati Uniti d’America, io sono fiera di Lei e sono felice del suo successo: mi raccolgo insieme a Lei, in questo giorno storico per l’Umanità intera, dinanzi alla memoria di tutti i Neri ridotti in schiavitù, di Martin Luther King, di tutti gli uomini umiliati dal colonialismo, di tutti quelli oggi hanno consentito che ogni speranza sia permessa a tutti.

Che Dio la protegga

Casablanca, 5 novembre 2008

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