Impegno
Una vita per i diritti umani universali
Plurinominata a livello mondiale come candidata al Premio Nobel per la Pace 2008 per il suo forte impegno per i Diritti Umani Universali e la cultura della Pace.
Nel 1998 fonda l’Association Aïni Bennaï per diffondere la cultura di Pace in Marocco e nel Maghreb e nel 2003 anche la casa Editrice Editions Aïni Bennaï; tra le sue premesse culturali si legge: l’Universalismo è promotore del sogno, immergersi nelle prime righe di un romanzo o in quelle di un saggio etno-socio-culturale permette di credere che la sensibilità e l’intelligenza salveranno il Mondo…”.
Nel 1999 è stata la prima donna nella storia del Marocco e di tutto il mondo arabo a scrivere a un sovrano. La lettera, indirizzata al giovane re Mohammed VI quattro mesi dopo la sua incoronazione e denominata appunto Epitre d’une femme à un jeune monarque, in meno di 2 mesi è stata liberamente tradotta in 11 lingue e ha fatto il giro del mondo. Scritta per contrastare un movimento islamista e reazionario che voleva il ritorno a casa delle donne, la missiva conteneva una serie di richieste per la modifica della Moudawana, “Statuto personale”, sorta di Codice di famiglia, che nei paesi arabi e islamici, ad eccezione della Tunisia, continua a mantenere le donne in una condizione di assoluta minorità giuridica.
Risultati concreti
Gran parte delle richieste di Rita El Khayat sono state accolte, anche in seguito agli attentati terroristi avvenuti a Casablanca nel 2003. Ecco alcuni esempi dei cambiamenti intervenuti a modernizzare i costumi civili.
L’età minima per il matrimonio è stata fissata a 18 anni anche per le donne. Prima, superata la soglia della pubertà, le fanciulle potevano essere maritate dalle famiglie anche a uomini molto avanti negli anni.
È stato introdotto il divieto di ripudiare le mogli. Prima la sterilità era una delle ragioni socialmente e giuridicamente valide per il ripudio di una donna. Le donne possono ora divorziare come gli uomini e hanno diritto alla metà dei beni.
È stato vietato picchiare le donne e chi lo fa, oggi, commette un reato. Le vedovesono state riconosciute tutrici dei propri figli; mentre in precedenza cadevano sotto la tutela della famiglia di origine del marito defunto.
Una condizione di subordinazione che la scrittrice stessa ha vissuto con la madre e i suoi fratelli, dopo la scomparsa prematura del padre.
Lettera aperta all’Occidente
Due mesi prima dell’11 settembre, Rita El Khayat ha scritto la Lettera aperta all’Occidente che, insieme ad altri testi di diversi autori, avrebbe dovuto essere pubblicata in Francia, se non fosse stata dichiarata irricevibile dalla casa editrice. Poco prima della pubblicazione l’autrice, in questa Lettera, esprime una critica lucida e forte, sia nei confronti del paradigma neocoloniale sia di quello fondamentalista. E afferma: Devo questa facoltà di contestazione e questo discernimento al Secolo dei Lumi e ai valori della Rivoluzione francese. Essa mi appartiene come a qualsiasi Francese o Occidentale. Non stupisce, dunque, che di fronte alla sordità dell’Occidente verso le “voci” più critiche ed interessanti, provenienti dal mondo arabo musulmano, Rita abbia detto: Gli occidentali non possono immaginare fino a che punto io conosca l’Ovest! E mi vergogno per loro che non sanno nulla del mio paese, degli Arabi, dei musulmani, di tutto ciò che non è Occidente.